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Campagna “Energia per la vita” La strada maestra è la green economy!
per un Piano energetico nazionale costruito con il consenso dei territori e basato su risparmio energetico ed energie rinnovabili consapevoli che la scelta di assicurare lo sviluppo e la domanda di energia della nostra economia e della nostra società con la costruzione di centrali nucleari piuttosto che con le energie rinnovabili sia nel nostro bellissimo e difficile Paese una grande questione democratica e nazionale, prima ancora che ambientale, economica e sociale;

convinti che la strada delle energie rinnovabili e quella del risparmio e della efficienza energetica siano in grado di sostituire completamente l’eventuale apporto del nucleare al fabbisogno nazionale di energia elettrica, anche in futuro, e siano in grado di creare molti più posti di lavoro, rispetto al nucleare, contribuendo a farci uscire dall’attuale crisi economica in modo più equilibrato ed efficace;

convinti che la strada maestra per alleare “sostenibilità” ambientale e sociale e innovazione dei processi economici sia oggi quella della economia verde, da sostenere con incentivi e con un Piano energetico nazionale, così come stanno facendo i paesi più avanzati e moderni ;

sottolineando l’importanza strategica del Pacchetto Clima Energia 20-20
varato dalla Unione Europea sia come contributo alla riduzione della CO2 nella lotta al cambiamento climatico sia come riqualificazione delle politiche industriali del nostro continente e ricordando che in virtù degli accordi di Kyoto e di due precise Direttive europee ( la prima del 2006 per l’efficienza e il risparmio energetico, la seconda del 2009 per le rinnovabili) ciascuno dei 27 Paesi aderenti all’U.E. è tenuto quest’anno a presentare uno specifico Piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili in relazione agli obiettivi 2010-2020;

sostenendo il valore intellettuale e pratico della Ricerca in tutti i campi della scienza, registrando con soddisfazione, in particolare in materia energetica, gli enormi passi in avanti compiuti sul terreno dei nuovi materiali che, migliorando le tecnologie, permetteranno entro pochi anni di abbattere i costi economici delle fonti energetiche rinnovabili e di moltiplicarne il rendimento;

apprezzando il fatto che molte Regioni italiane in questi anni hanno cominciato a promuovere e a sostenere le energie rinnovabili con Progetti e Accordi di Programma e che l’86% dei Comuni italiani vede installato sul proprio territorio almeno un impianto di produzione energetica da fonti rinnovabili;

richiamandoci ai principi che hanno ispirato sia la “ Carta della Terra”, sostenuta da tanti premi Nobel e approvata dall’Unesco, sia l’Enciclica “ Caritas in Veritate” per quanto riguarda la salvaguardia del creato, la democratizzazione dell’energia a livello globale, la sobrietà degli stili di vita, il rifiuto della violenza sull’ambiente, la tutela della salute e il rispetto della persona;

chiediamo

la costruzione di un Piano energetico nazionale che guardi con responsabilità al futuro dell’Italia, alle previsioni del nostro reale fabbisogno energetico, coinvolgendo sin dall’inizio della sua impostazione tutte le Regioni italiane e tutti i territori con un “modello ascendente” di programmazione partecipata : chiamando cioè Regioni, Province e Comuni ad essere soggetti attivi e propositivi in materia di piani di risparmio energetico e di iniziative a sostegno di quelle forme di energia rinnovabile più rispondenti alle caratteristiche del territorio e più condivise dagli attori locali, siano essi cittadini, associazioni, forze economiche e sindacali;

la rinuncia da parte del Governo a presentare il Programma nucleare nazionale per concentrare invece ogni sforzo e le risorse finanziarie disponibili a sostegno del Piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili, considerando che viviamo in un tempo di crisi e che è richiesto il massimo di responsabilità nell’ uso delle risorse da parte di tutti;

il massimo di chiarezza nella individuazione delle priorità, ricordando che fra le varie opzioni per la riduzione della CO2 gli interventi di efficienza energetica sono fra i pochi a non avere costi sociali netti per tonnellata di CO2 ridotta. Tenendo conto inoltre che sono le misure praticabili nell’industria, nel terziario, nell’edilizia, nei veicoli di trasporto e soprattutto nelle infrastrutture di trasporto alternative alla strada, quelle che consentono veri salti di efficienza energetica;

la decisa iniziativa delle Regioni più virtuose, in forza dell’articolo 117 della Costituzione che affida loro un “potere concorrente” in materia energetica, non solo nel rafforzare e rilanciare i loro Piani di sostegno all’economia verde e, in particolare, nel promuovere progetti di efficienza energetica e di produzione di energia elettrica e calore da fonti rinnovabili, ma nel lanciare in sede Conferenza delle Regioni la sfida del federalismo energetico come metodo democratico per comporre finalmente il Piano energetico nazionale con la partecipazione consapevole e attiva di Comuni e Province e dei soggetti sociali ed economici dei territori, superando così una interpretazione burocratica e punitiva del Burden sharing: cioè della suddivisione della quota minima di incremento dell’energia prodotta con fonti rinnovabili che ogni Regione deve assumersi per contribuire a raggiungere l’obiettivo nazionale del 17% entro il 2020;

un nuovo protagonismo dei Sindaci, sempre più costretti da vincoli finanziari ad appiattirsi sulla mera gestione del presente, sempre più ostaggio di equilibri politici decisi altrove, per recuperare la propria autonomia nel promuovere “Accordi per le rinnovabili” e “Patti per l’efficienza energetica e la riduzione dell’inquinamento” con quelle azioni prioritarie previste e lanciate dalla Commissione Europea nel 2008 e realizzabili in tutti gli edifici pubblici, ma proponibili nell’edilizia residenziale, nel terziario e nell’industria con la cogenerazione, la diffusione del teleriscaldamento e del fotovoltaico, anche ricorrendo al prestito ecologico;

il sostegno al movimento dei Sindaci che intendono convocare una Assemblea generale dei Comuni del Po con l’obiettivo di valorizzare la cultura, le tradizioni e l’economia legata al nostro fiume e promuovere un piano di difesa ambientale e sociale dei territori rivieraschi, mettendo al centro il valore dell’acqua come bene comune da salvaguardare per il nostro futuro;

l’attivazione di una grande e capillare Campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione in previsione dell’EXPO 2015 - che potremmo chiamare “ Energia per la vita. Nutrire la Terra, la democrazia, la solidarietà ”- che promuova un adeguato dibattito pubblico a favore di una agricoltura sostenibile, della filiera corta, della sovranità alimentare, di una più equa ripartizione delle fonti energetiche, della green economy nella sua dimensione locale e internazionale;

la creazione in ogni Comune, in ogni provincia, in ogni Regione di un Tavolo di confronto e di iniziativa che susciti la più ampia partecipazione e svolga una azione di “servizio” disinteressato a sostegno della green economy e discuta di quale green economy abbiamo bisogno;

la convocazione entro il 2011 degli Stati generali a livello nazionale di tutti quegli attori - singoli, gruppi, associazioni - attivi nel volontariato insieme ad esponenti del mondo economico, sociale, scientifico e giuridico ; di tutti quei portatori di una sensibilità democratica, ambientale e civile, a vario titolo, sostenitori dell’economia verde, del risparmio energetico e della mobilità sostenibile, delle fonti rinnovabili, della tutela del territorio e della salute, insomma dell’energia per la vita che unisce il Paese, mentre il nucleare lo spacca e lo divide;

la convocazione urgente della Conferenza delle Regioni in vista di una Conferenza straordinaria Stato-Regioni per definire obiettivi, sinergie e portata del Piano d’azione per le energie rinnovabili che l’Italia è chiamata a presentare all’Unione Europea entro il 30 giugno 2010 , cominciando a far funzionare quel federalismo energetico, democratico e solidale di cui il Paese ha bisogno; bocciando nel modo più assoluto il tentativo di “frenare” la crescita delle energie rinnovabili con la determinazione per il fotovoltaico di un tetto annuo di soli 700 MW; discutendo alla luce del sole del rifinanziamento degli incentivi siano essi i Certificati Verdi o il Conto Energia, in un quadro serio di valutazione costi-benefici ( benefici economici, sociali, ambientali), anche in funzione degli obiettivi 2020 ; sbloccando finalmente le Linee guida nazionali sulla Autorizzazione unica per gli impianti da fonti rinnovabili, obbligatoria secondo l’ultima Direttiva europea solo per gli impianti sopra 1 MW di potenza elettrica e approntando finalmente le nuove regole per le biomasse previste già nel 2005 dal Piano europeo per le biomasse.


Il Coordinamento cremonese di CreaFuturo è formato da Acli, AmbienteScienze, Amici della Terra, Arci, C.G.I.L., Federconsumatori, Italia Nostra, Legambiente, M.A.S.C.I.( Movimento adulti Scout cattolici italiani) Comunità di Cremona, Medici per l’Ambiente, Movimento Federalista per un Po libero dal nucleare, Pax Christi, Rete Lilliput, WWF.
 
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