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LE FONTI RINNOVABILI E IL TERRITORIO
Luigi Bodria
 
 
La relazione fra energia e territorio ha origini molto lontane, essendo stato il territorio l’unica fonte di energia che ha accompagnato lo sviluppo dell’uomo dalle sue origini sino alla rivoluzione industriale.
Con l’avvento del vapore tale rapporto si è profondamente modificato, trascurando le energie rinnovabili diffuse sul territorio a favore di un massiccio sfruttamento dei combustibili fossili.
All’esaurirsi, però, della spinta emozionale del primo “shock” petrolifero, l’interesse verso le energie non convenzionali scemò progressivamente.
 
Oggi, tuttavia, sono intervenuti alcuni fatti nuovi che hanno sostanzialmente modificato gli aspetti del problema, portando nuovamente le energie non convenzionali al centro delle strategie per la definizione del futuro assetto energetico mondiale.
Un primo elemento deriva dal fatto che il problema energetico ha assunto una nuova e non meno importante valenza ambientale, per l’impatto che i residui della combustione dei combustibili fossili comportano sull’ecosistema. Ben noti sono i recenti accordi di Kyoto che, a fronte del crescente accumulo di CO2 nell’atmosfera derivante dall’impiego dei combustibili fossili, hanno definito una serie di azioni correttive nell’ambito delle quali l’Italia si è impegnata, entro il 2010, a ridurre le proprie emissioni di gas serra del 6,5% rispetto ai valori del 1990 e a ricavare il 25% del proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili.
Oltre a ciò, nei paesi altamente industrializzati è progressivamente venuta meno la funzione primaria dell’agricoltura quale produttrice di alimenti.
 
L’energia solare, tra le diverse fonti rinnovabili, è certamente quella che maggiormente affascina per le sue caratteristiche di assoluta armonia ambientale. Gli impieghi termici per la produzione di acqua calda sono ormai consolidati, con semplici impianti a circolazione naturale ampiamente utilizzati anche in paesi, come Germania e Austria, meno “soleggiati” di noi.
Per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, i costi di produzione sono ancora lontani dal consentire utilizzazioni su larga scala. L’uso del termico ad alta temperatura per le centrali a torre comporta impianti di elevata complessità e di complessa gestione. Il fotovoltaico appare forse più interessante per la sua semplicità e staticità, ma i costi attuali delle celle al silicio sono ancora proibitivi.
 
Di grandissimo interesse nelle zone montane è, naturalmente, l’energia idroelettrica che già ampiamente sfruttata per i grandi salti, offre ancora molte possibilità di utilizzazione di salti minori, ora che i costi di produzione dell’energia stanno rapidamente aumentando.
 
La fonte energetica rinnovabile maggiormente legata al territorio, tuttavia, è certamente rappresentata dalle biomasse, la cui utilizzazione energetica si sta rapidamente consolidando in numerosi paesi grazie alla possibilità che esse offrono di produrre anche combustibili liquidi. In termini ambientali, poi, le biomasse di origine vegetale consentono di annullare l’immissione di anidride carbonica nell’atmosfera, in quanto la quantità prodotta della combustione viene pareggiata dall’anidride carbonica assorbe durante il processo di crescita della coltura.
 
Un rinnovato interesse sta incontrando la fermentazione anaerobica per la produzione di biogas. Tale tecnica, nata come mezzo di recupero energetico delle deiezioni negli allevamenti animali, sta trovando nuovi e interessanti sviluppi in termini energetici con l’utilizzazione come substrato di partenza di biomassa vegetale tal quale.
 Piante quali, ad esempi, il mais o il sorgo che offrono produzioni di biomassa che possono superare le 50 t/ha, sono in grado di fornire rese di biogas molto elevate e tali da poter prefigurare l’energia come un vero e proprio prodotto agricolo finale.
 
Un ulteriore e innovativo stimolo d’interesse circa l’uso energetico della biomassa deriva dal fatto che, sia il bioetanolo, sia il biogas, possono divenire fonti primarie di produzione d’idrogeno, tramite il processo di “reforming” che ne costituisce la più efficiente tecnica di produzione.
 
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